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Come fare per · 8 min di lettura

Come capire se le tue campagne Meta stanno funzionando

Una mano prende appunti su un taccuino accanto a un laptop, su una scrivania di legno chiaro

La risposta breve: una campagna Meta sta funzionando se il costo per risultato è sotto quello che puoi permetterti, se le persone cliccano l’annuncio (CTR sul link intorno all’1% o più) e se la frequenza non è ancora salita al punto da stancare chi ti vede. Tutto il resto, visualizzazioni, like, copertura, racconta poco.

Adesso te la spiego come la spiegherei in call.

Parti dalla domanda giusta

Non “quante persone ho raggiunto?”, ma: quanto mi costa un risultato, e quanto posso permettermi di pagarlo?

Facciamo un esempio concreto. Se un cliente nuovo ti lascia in media 500 euro di margine e la campagna ti porta richieste di preventivo a 15 euro l’una, anche chiudendone una su dieci sei ampiamente in attivo. Se le richieste ti costano 80 euro e ne chiudi una su dieci, stai pagando 800 euro per un cliente da 500: la campagna “gira”, ma ti sta facendo perdere soldi.

Questo numero si chiama costo per risultato e lo trovi in Gestione inserzioni, nella colonna dei risultati. Prima di giudicarlo, però, chiediti se hai fatto il conto di quanto vale per te un cliente. Se non l’hai mai fatto, fallo prima di accendere qualsiasi campagna: senza quel numero, nessun report ha senso.

I tre segnali che guardo io

1. Il costo per risultato, confrontato col tuo margine. È il numero di cui abbiamo appena parlato. Attenzione a una cosa: nei primi giorni balla, ed è normale. Meta ha bisogno di circa 50 risultati in una settimana per stabilizzare una campagna (la chiamano fase di apprendimento). Se giudichi una campagna dopo tre giorni e venti euro di spesa, stai leggendo il rumore, non il segnale.

2. Il CTR sul link. Indica quante persone, tra quelle che vedono l’annuncio, cliccano davvero. Ma “l’1%” secco è una semplificazione: il numero giusto dipende da cosa vendi. Se cerchi contatti per un’attività locale, tra lo 0,8% e l’1,2% sei in zona sana. Se hai un ecommerce, punta all’1-1,5%. Se vendi ad aziende, anche uno 0,6-1% può andare bene: il pubblico è più stretto e più freddo. Un avvertimento: se cerchi benchmark su Google troverai quasi solo dati americani, e in Italia non valgono (qui i costi per mille impression sono il 40-60% più bassi). Lo trovi aggiungendo la colonna “CTR unico (click sul link)” in Gestione inserzioni.

3. La frequenza. Dice quante volte, in media, la stessa persona ha visto il tuo annuncio. Su un pubblico che non ti conosce ancora, i numeri che uso io sono questi: sotto 2,5 va tutto bene. Tra 2,5 e 3,5, inizia a preparare una creatività nuova. Sopra 3,5, l’annuncio va messo a riposo: le persone lo hanno già visto e non lo guardano più. Non serve spegnere tutto: serve materiale fresco.

Quando decidere (e quando no)

Questa è la regola che vedo ignorare più spesso. Prima di giudicare qualsiasi numero, guarda quante conversioni ha accumulato la campagna: sotto le 10, non decidere niente, stai guardando il caso. Tra 10 e 30 hai un’indicazione, non una sentenza. Da 50 in su puoi prendere una decisione pulita. E in ogni caso: mai spegnere qualcosa prima di 7 giorni, perché Meta distribuisce la spesa in modo diverso nei giorni della settimana e tu vedresti solo un pezzo del film.

C’è anche un costo nascosto che quasi nessuno ti dice: ogni campagna rifatta da zero riparte dalla fase di apprendimento. Tutti i segnali che quella campagna aveva accumulato, li hai pagati: buttarli e ricominciare significa rispendere quei soldi. Con budget da 15-30 euro al giorno, “spegni e rifai” è il modo più caro che esista di non decidere.

Prova a farlo adesso

Apri Gestione inserzioni, prendi l’ultima campagna che hai fatto girare e rispondi a tre domande: quanto ti è costato ogni risultato? Quel costo è sostenibile rispetto a quello che vale un cliente per te? Il CTR sul link è sopra o sotto l’1%?

Se a una di queste tre domande non sai rispondere, hai già trovato il punto da cui partire.

Due pile di fogli stampati messe a confronto su una scrivania, con una penna al centro

Un controllo che quasi nessuno fa: il contatore di Meta può mentire

Ti racconto un caso vero, perché l’ho visto coi miei occhi. Una campagna dichiarava 165 contatti. Nella casella email del cliente ce n’erano 94. Il motivo era tecnico: l’evento che contava i “lead” era agganciato alla pagina di ringraziamento, e contava i caricamenti della pagina, non le persone. Bastava un utente che la ricaricava, o ci tornava dal cellulare, e il contatore saliva.

Il controllo che ti consiglio richiede cinque minuti: prendi i contatti che Meta dichiara nell’ultimo mese e confrontali con quelli che trovi davvero nella tua casella o nel tuo CRM. Se i due numeri non tornano, il costo per risultato che stai guardando è più basso di quello vero, e ogni decisione presa su quel numero parte storta.

E se i numeri sono brutti?

Dipende da quale numero è brutto, e l’ordine conta. CTR basso: problema di annuncio, si cambia la creatività. CTR buono ma niente richieste: il problema è quasi sempre dopo il click, cioè la pagina su cui le persone atterrano. Richieste che arrivano ma costano troppo: si lavora su pubblico e offerta. Ognuno di questi ha una soluzione diversa, e mescolarle a caso (“cambio tutto”) è il modo migliore per non capire mai cosa stava rompendo cosa.

Se vuoi che questi numeri li guardiamo insieme sulla tua campagna, scrivimi: la prima occhiata è una diagnosi, non un preventivo.