Sono entrato in un negozio per comprare un paio di Adidas Superstar. Ne sono uscito con un lavoro nuovo. Solo che ancora non lo sapevo.
Il titolare del negozio voleva vendere online e io smanettavo col web da quando ero ragazzino, così mi sono offerto di costruirgli l'ecommerce gratis, pur di sporcarmi le mani. Risultato: ho mollato il posto fisso e per sette anni ho fatto tutto dentro quel negozio. Ecommerce, vendita al banco, amministrazione. È lì che ho imparato a ragionare come chi il marketing lo paga: quando l'investimento esce dai tuoi incassi, ogni scelta pesa. E quei conti li ho visti da vicino per anni.
Poi è arrivato l'episodio che ha cambiato il mio percorso.
Il titolare affida le campagne pubblicitarie a un'agenzia blasonata. Budget: 40.000 euro. Gli errori li vedevo, uno per uno, ma la mia voce in quella stanza non contava ancora abbastanza. Sono rimasto a guardare quei soldi bruciare, e mi sono fatto una promessa: mai più. Quando una cosa non la so, mi formo finché non sono all'altezza. Quando la so, la dico.
Ho studiato come un ossesso: advertising, copywriting, email, automazioni. Anni dopo, il titolare mi ha dato ragione. Troppo tardi per quei 40.000 euro. Perfetto per quello che faccio oggi.
Il resto in breve: dodici anni passati a vendere guardando le persone negli occhi mi hanno preparato al marketing meglio di qualsiasi corso (ed è il motivo per cui leggo le persone prima delle dashboard), costruisco cose sul web da più di vent'anni, e dal 2022 mi sono messo in proprio. Oggi metto tutto questo al servizio di freelance, PMI e team B2B: un ecosistema digitale, una sola regia. E ogni anno rimetto mano alla mia formazione, perché la fiducia va meritata ogni volta.
Fuori dal lavoro: montagna quando devo riallinearmi, un'anima da maker (stampa 3D, codice, esperimenti con l'AI), e viaggi che non sono vacanze.