Salta al contenuto

Rispondo entro 48 ore

Scrivimi →

Come fare per · 7 min di lettura

Come comparire nelle risposte di ChatGPT, Claude e Gemini

Una mano tiene uno smartphone con la risposta di un assistente AI e tre fonti citate sotto, una evidenziata in verde

La risposta breve: non serve un trucco nuovo. Servono tre cose:

  1. che i loro programmi di ricerca possano entrare nel tuo sito;
  2. che le tue pagine si trovino già sui motori di ricerca normali;
  3. che quello che scrivi risponda davvero alle domande dei tuoi clienti.

File speciali, testi riscritti “per l’AI” e pacchetti che promettono citazioni: le fonti ufficiali dicono che non servono, oppure non ne parlano proprio.

Magari ti è già successo. Chiedi a ChatGPT chi fa il tuo lavoro nella tua città, e nella risposta ci sono tutti tranne te.

Poco dopo arriva qualcuno a proporti la “GEO”, l’ottimizzazione per i motori generativi, come se fosse una disciplina tutta nuova da comprare a parte.

Prima di spendere un euro, ti conviene sapere come funziona sotto. Te lo spiego partendo da quello che scrivono loro, con le fonti in fondo.

Come fa un’intelligenza artificiale a trovarti

Quando fai una domanda a ChatGPT, Claude o Gemini e lo strumento cerca sul web, succede una cosa semplice: un programma va a leggere delle pagine, sceglie quelle che gli sembrano utili e ci costruisce sopra la risposta, di solito con i link alle fonti.

Quei programmi si chiamano crawler. Ogni azienda ne ha più di uno, con compiti diversi, ed è il punto che quasi nessuno spiega:

Per comparire nelle risposte Per addestrare i modelli
ChatGPT (OpenAI) OAI-SearchBot GPTBot
Claude (Anthropic) Claude-SearchBot, e Claude-User quando è una persona a chiedergli di aprire una pagina ClaudeBot
Gemini e le risposte AI di Google Googlebot, lo stesso della ricerca normale Google-Extended, che non toglie il sito da Google

Per Google, le risposte AI sono AI Overviews e AI Mode, cioè i riassunti e le risposte generate che compaiono dentro la ricerca.

Sono permessi separati: puoi dire no all’addestramento e restare nelle risposte. Se invece qualcuno ha bloccato “i bot dell’AI” tutti insieme, forse ha chiuso fuori proprio quelli che ti farebbero citare.

Il primo controllo: la porta è aperta?

Ti racconto cosa è successo sul mio sito.

L’avevo impostato apposta per farlo leggere alle intelligenze artificiali: il robots.txt, il file che dice ai crawler dove possono entrare, li accoglie tutti.

Poi ho confrontato il robots.txt che avevo scritto con quello che il dominio mostrava davvero. Cloudflare, il servizio che distribuisce il sito, ci aveva aggiunto sopra dei divieti, e sotto c’era anche un blocco di rete acceso contro i crawler AI. Non li avevo attivati io: con ogni probabilità erano accesi dalla creazione del dominio.

Il mio file diceva “entrate”, Cloudflare diceva di no.

Lo studio illuminato con la porta aperta e, appeso al vetro, un cartello con scritto CHIUSO

Non capita solo a me:

  • dal 1° luglio 2025 Cloudflare propone di bloccare i crawler AI su ogni nuovo dominio;
  • dal 15 settembre 2026 i domini nuovi partono con impostazioni diverse a seconda che il sito mostri pubblicità oppure no.

OpenAI lo scrive chiaramente: per essere idoneo, il sito deve lasciar passare OAI-SearchBot, e anche l’hosting o la rete di distribuzione devono lasciar passare il suo traffico.

Il controllo da fare in cinque minuti

  1. Apri iltuosito.it/robots.txt nel browser.
  2. Cerca Disallow: / sotto nomi come OAI-SearchBot o Claude-SearchBot, oppure sotto User-agent: *. Se lo trovi, qualcuno ha chiuso la porta.
  3. Se il file è pulito ma il sito passa da Cloudflare, chiedi a chi te lo gestisce di guardare le impostazioni sui bot AI.

Dopo una modifica non aspettarti effetti immediati: OpenAI dichiara che le servono circa 24 ore per accorgersene.

Poi: ti trovano sui motori di ricerca normali?

Qui c’è la notizia che toglie un bel po’ di magia.

Google scrive nero su bianco che per comparire in AI Overviews e AI Mode non ci sono requisiti aggiuntivi. La pagina deve essere indicizzata, cioè già presente nell’archivio di Google, e poter comparire nella ricerca normale con il suo estratto.

Anche gli altri si appoggiano a motori di ricerca esistenti:

  • OpenAI dice che la ricerca di ChatGPT usa anche fornitori di ricerca esterni;
  • Anthropic elenca Brave Search tra i fornitori della ricerca web di Claude.

Quindi le basi sono quelle di sempre.

Registra il sito dove ti cercano

Google Search Console e Bing Webmaster Tools sono i due pannelli gratuiti dei motori di ricerca. Registra il sito su entrambi e invia la sitemap, cioè l’elenco delle pagine che consegni al motore perché sappia cosa leggere.

Bing se lo dimenticano quasi tutti. Da febbraio ha in anteprima un report che ti mostra quando le tue pagine vengono citate da Copilot, l’assistente AI di Microsoft.

Controlla che le pagine che contano ci siano

In Search Console, alla voce Pagine, cerca quelle dei tuoi servizi. Se mancano proprio quelle, nessuna intelligenza artificiale le troverà passando da Google.

Se lavori in una zona, cura la scheda Google

Tieni completa e aggiornata la scheda Google Business Profile: Google la indica esplicitamente come aiuto per comparire anche nelle risposte AI.

Cosa scrivere perché ti citino

Un’intelligenza artificiale cita una pagina quando quella pagina risponde bene alla domanda.

Non esiste un modo speciale di scrivere per l’AI, e Google lo dice apertamente. Esiste però un modo di scrivere che aiuta chiunque legga, persone comprese:

  1. Rispondi alla domanda nelle prime righe. Come in questa guida: prima la risposta breve, poi il perché. Chi chiede quanto costa un sito vuole un ordine di grandezza, non tre paragrafi di premessa.
  2. Usa le parole dei tuoi clienti, non le tue. Le domande che ti fanno in call sono le stesse che fanno a ChatGPT. Scrivile su un foglio: ognuna può diventare una pagina o una sezione.
  3. Metti fatti che si possono verificare. Chi sei, dove lavori, per chi, da quali prezzi parti, cosa hai già fatto. Una pagina vaga non ha niente da citare.
  4. Tieni le informazioni uguali ovunque. Sito, scheda Google, LinkedIn. Se in un posto sei “agenzia” e in un altro “consulente”, stai raccontando due versioni di te.

Quello che ti venderanno e che puoi saltare

Il file llms.txt

Google dice che la sua ricerca lo ignora e lo mette tra le tattiche da lasciar perdere. Nelle pagine di OpenAI, Anthropic e Microsoft che cito in fondo non compare. Sul mio sito c’è, perché costa dieci minuti, ma non ci conto.

Un markup speciale per l’AI

Non esiste. I dati strutturati restano utili per la ricerca normale, ma Google precisa che per le funzioni AI non sono richiesti.

I testi spezzettati e riscritti per le macchine

Google dice che non serve.

Le menzioni costruite a tavolino

E con loro i pacchetti “ti faccio citare da ChatGPT”. Google scrive che cercare menzioni non autentiche sparse per il web serve meno di quanto sembri, e OpenAI dice che il posizionamento nelle risposte non è garantito.

Chi te lo garantisce sta promettendo una cosa che non promette nemmeno chi ha costruito lo strumento.

Come capire se sta funzionando

Due controlli da fare una volta al mese

  • Google Analytics 4: tra le sorgenti di traffico cerca chatgpt.com. OpenAI aggiunge questa etichetta ai link che portano ai siti, quindi le visite arrivate da lì le vedi.
  • Bing Webmaster Tools: apri il report sulle performance AI. Ti dice quando le tue pagine sono citate da Copilot e dai riassunti di Bing.

E una cosa onesta, che vale anche per me: aprire la porta non fa entrare nessuno.

Il mio sito è leggibile da tutti questi crawler, e finora dalle risposte AI non mi è arrivato nessun contatto.

La porta aperta è la condizione. Poi quello che ti fa scegliere da uno strumento è lo stesso che ti fa scegliere da una persona: pagine che rispondono, informazioni chiare, un lavoro che si può verificare.

Se vuoi controllare insieme se il tuo sito è leggibile da queste intelligenze artificiali, scrivimi e ne parliamo in call.

Intanto fai una prova: chiedi a ChatGPT chi fa il tuo lavoro nella tua città. Chi cita, e perché non te?

Le fonti