Come fare per · 8 min di lettura
Come scegliere chi ti segue il marketing (senza scottarti)

La risposta breve: scegli qualcuno che ti spiega le scelte invece di chiederti fiducia sulla parola, che fa domande sul tuo business prima di parlarti di strumenti, che non ti promette risultati garantiti, che ti dice chi farà materialmente il lavoro, che intesta a te ogni account e che accetta di essere misurato sul numero che conta per te, non su quello che fa bella figura nei report. Se anche uno solo di questi punti manca, fermati e chiedi. Se ne mancano due, cambia strada.
Magari ti è già successo: sei mesi di fatture, report pieni di parole tipo “copertura” e “interazioni”, e alla domanda “ma quanti clienti mi ha portato?” il silenzio. Non sei tu che non capisci il marketing: è il report che è costruito per non farsi capire.
Lo so, detto da uno che questo lavoro lo vende suona comodo. Per questo invece di dirti “fidati di me”, ti do le domande esatte da fare a chiunque, me compreso.
Le sei domande da fare prima di firmare
1. “Mi spieghi perché faresti così?” Chi sa quello che fa te lo spiega volentieri, con un esempio concreto. Chi ti risponde “fidati, lo facciamo sempre così” ti sta dicendo che il piano è un pacchetto fotocopia, uguale per te e per altri venti clienti. Un consiglio senza il perché non è un consiglio: è un ordine.
2. “Cosa ti serve sapere del mio business?” Ribaltala: conta quante domande ti fanno LORO. Se in una prima call nessuno ti chiede come guadagni, chi sono i tuoi clienti e quanto vale per te un cliente nuovo, il preventivo che riceverai è stato scritto prima di conoscerti.
3. “Mi garantisci i risultati?” Qui il trucco è che la risposta giusta è no. Nel marketing i risultati dipendono anche da mercato, offerta e stagionalità: chi ti garantisce numeri precisi prima di aver visto i tuoi dati ti sta vendendo la firma, non il risultato. Quello che si può garantire è il metodo: budget tracciato, verità sui numeri, e la disponibilità a dirti “questa cosa non sta funzionando, cambiamola”.
4. “Chi farà materialmente il lavoro?” In tante strutture chi ti vende non è chi esegue: firmi con il titolare e finisci in mano all’ultimo arrivato. Non è un male di per sé, ma devi saperlo prima. Chiedi chi scriverà le campagne, chi metterà mano al sito, e con chi parlerai quando qualcosa non va.
5. “Gli account a chi restano intestati?” Account pubblicitario, sito, dominio, liste email: tutto intestato a te, sempre, senza eccezioni. Se un fornitore tiene la proprietà dei tuoi account, il giorno che vi lasciate riparte tutto da zero: dati, storico, contatti. È il guinzaglio più usato del settore, e il più facile da evitare: basta chiederlo prima. La verifica la puoi fare da solo in un minuto: apri business.facebook.com, vai su Impostazioni e poi su Persone. Se il tuo nome non compare come amministratore, la risposta l’hai già avuta.
6. “Su quale numero misurerai il successo?” È la domanda che nessuno fa, ed è quella che smaschera di più. Un fornitore può ottimizzare il numero che fa bella figura e distruggere quello che conta. Caso vero: un’attività di eventi riceveva richieste a 13 euro l’una, e sembravano care. Poi abbiamo contato i clienti chiusi: ognuno costava circa 150 euro di pubblicità, e ne valeva migliaia. Il costo per contatto era l’ultimo dei problemi. Chi a questa domanda risponde “il costo per lead” senza chiederti quanto vale un tuo cliente, si è appena presentato.

I segnali che ti dicono di scappare
Report che non capisci e nessuna voglia di spiegarteli. Un test per riconoscerli: un report onesto tiene separati il volume dei contatti (che dipende dal budget) dalla loro qualità (che dipende da messaggio e modulo). Se parla solo di copertura e visualizzazioni, hai già la risposta. I tre numeri che dovresti trovarci li spiego nella guida sulle campagne Meta. E poi: prezzi che cambiano a seconda di quanto sembri informato. “Ci pensiamo a tutto noi” come risposta a ogni domanda. Pressione a firmare oggi perché “l’offerta scade”. E il classico: risultati straordinari promessi ancora prima di aver visto un tuo numero.
Nessuno di questi segnali, da solo, fa di qualcuno un truffatore. Ma ognuno ti sta dicendo la stessa cosa: qui la trasparenza non è di casa. E il marketing fatto bene è fatto soprattutto di trasparenza, perché le decisioni giuste si prendono sui numeri veri, non sulle promesse.
Prova a farlo adesso
Se stai valutando qualcuno in questo periodo, prenditi queste sei domande e fagliele in call, così come sono. Le risposte ti diranno tutto quello che ti serve. E sì, puoi farle anche a me: scrivimi e rispondo volentieri, per iscritto, prima ancora di parlarci.
Ultima cosa, e poi ti lascio: il fornitore che hai adesso, su quale numero si sta facendo misurare?