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Come fare per · 8 min di lettura

Come scegliere tra Google Ads e Meta Ads

Una via di negozi moderni al tramonto: una persona entra decisa in un negozio, un'altra si è fermata per caso a guardare una vetrina

La risposta breve: dipende dal tipo di interesse che ha il tuo cliente nel momento in cui ti incontra.

  1. Se ha un interesse diretto, cioè sa già di cosa ha bisogno e lo cerca (apre Google e scrive “notaio compravendita” o “idraulico urgente”), parti da Google Ads: intercetti la sua ricerca nel momento esatto in cui la fa.
  2. Se ha un interesse latente, cioè un bisogno che ancora non ha messo a fuoco ma che si accende quando vede la cosa giusta (un locale, un evento, un prodotto che si capisce da una foto), parti da Meta Ads, le inserzioni su Facebook e Instagram: è l’algoritmo a portare il tuo annuncio davanti alle persone più propense a interessarsi.
  3. Se puoi investire poco, scegline una sola e falla bene. La seconda si aggiunge quando la prima porta contatti con regolarità.

Magari te l’hanno già detto in tutti e due i modi. Qualcuno ti ha spiegato che “su Google c’è la gente che compra”, qualcun altro che “ormai stanno tutti su Instagram”. Avevano ragione entrambi, ma per attività diverse.

Ti spiego come ragiono prima di consigliare l’una o l’altra, con due casi veri.

Interesse diretto e interesse latente

Sono i due concetti da cui parte ogni scelta, quindi vale la pena capirli bene.

Quando una persona scrive una ricerca su Google, sta dichiarando cosa le serve. Nel marketing si chiama intento di ricerca: le parole che usa dicono quanto è vicina a comprare. “Come funziona un rogito” è una persona che si sta informando. “Notaio compravendita Napoli” è una persona che sta scegliendo a chi rivolgersi.

Su Google Ads scegli le parole chiave, cioè le ricerche su cui far comparire il tuo annuncio. Paghi quando qualcuno clicca. Se scegli bene le parole chiave e quanto devono corrispondere alla ricerca, a cliccare è soprattutto chi ha già il bisogno.

Meta Ads lavora sull’interesse latente

Chi scorre Instagram non sta cercando niente. Però lascia di continuo dei segnali: i contenuti che guarda fino in fondo, quelli che salva, le pagine che segue, i link che apre. L’algoritmo di Meta, cioè il sistema che decide chi vede quale annuncio, usa questi segnali per prevedere chi è più probabile che si interessi a quello che offri, anche se non ci stava pensando.

Per questo su Meta l’annuncio deve fare due cose insieme: farsi notare nei primi secondi e far nascere il bisogno. All’inizio il pubblico è freddo, come si dice in gergo: non ti conosce e non ti stava cercando.

La stessa differenza, in un negozio

Google Ads è l’insegna sulla strada che le persone percorrono proprio quando cercano quello che vendi: passano, la vedono, entrano.

Meta Ads è la vetrina in una piazza dove la gente passeggia per altri motivi. Nessuno era uscito di casa per te, ma qualcuno si ferma, guarda e decide che gli interessa.

Google Ads Meta Ads
Tipo di interesse Diretto: la persona cerca Latente: la persona scopre
Come trovi il pubblico Scegli le parole chiave L’algoritmo legge i segnali di comportamento
Cosa decide se funziona Le parole chiave e la pagina su cui arriva chi clicca La creatività, cioè immagine o video, nei primi secondi
Cosa ti serve per partire Una pagina che risponde a quella ricerca Foto e video veri, da rinnovare spesso
Com’è il contatto che arriva Di solito sa già cosa vuole Spesso è ancora da convincere
Il limite Se nessuno cerca quello che offri, non c’è niente da intercettare Se la creatività non ferma chi scorre, non ti vede nessuno

Il test da fare prima di decidere

Tre domande, dieci minuti

  1. Pensa agli ultimi tre clienti che ti hanno contattato. Ti avevano cercato loro, o ti hanno conosciuto per caso? Se te lo ricordi, sai già da che parte pendi.
  2. Apri Google e scrivi quello che scriverebbe un tuo cliente, con la città se lavori in zona. Se sopra i risultati compaiono annunci, quelle ricerche esistono e qualcuno ci investe già. Se non ne compare nessuno, controlla quante persone le fanno con lo Strumento di pianificazione delle parole chiave, gratuito dentro Google Ads.
  3. Il tuo servizio si capisce da una foto o da dieci secondi di video? Un tramonto su una terrazza sì. Un atto notarile no.

Se le risposte puntano in direzioni diverse, conta di più la prima: quello che fanno davvero i tuoi clienti vale più di quello che immagini tu.

Su un tavolo di legno, le chiavi di una casa nuova sopra una cartellina di documenti e, accanto, uno smartphone con la foto di una terrazza sul mare al tramonto

Interesse diretto: il caso di uno studio notarile

Nessuno vede l’annuncio di un notaio mentre scorre Instagram e pensa “quasi quasi faccio un rogito”.

Il bisogno nasce da un fatto della vita: compri casa, apri una società, c’è una successione da sistemare. E in quel momento apri Google e scrivi.

Per questo, con uno studio notarile che non aveva mai fatto pubblicità, sono partito da Google Ads. Ho costruito la campagna sulle parole chiave con intento diretto, quelle di chi deve fare un atto e cerca a quale notaio affidarlo. Le ricerche di chi si sta solo informando le copre il blog dello studio.

A più di un anno dall’avvio, nei 90 giorni fino a settembre 2026 lo studio ha contato 59 richieste in tutto, tra moduli dal sito e telefonate.

Concentra tutto sul servizio che ti cercano di più

Con un budget piccolo la tentazione è coprire tutto: compravendite, successioni, società. Ma se lo dividi su tre servizi, i due minori non raccolgono mai abbastanza dati da far imparare alla strategia di offerta automatica di Google, cioè il sistema che decide quanto offrire in ogni asta e quindi a chi mostrare l’annuncio. Consumano soldi senza insegnare niente, né a te né a Google.

Parti dal servizio più cercato. Gli altri si aggiungono dopo, con un budget tutto loro.

Prepara la pagina prima dell’annuncio

Chi cerca “notaio compravendita” e arriva su una pagina che parla di tutto, di solito torna indietro e clicca il risultato dopo. La pagina su cui arriva chi clicca, la landing page, deve rispondere esattamente a quella ricerca.

C’è anche un motivo che quasi nessuno conosce. Quando crei un annuncio, Google ti propone dei titoli già scritti, e li prende dal tuo sito. Su uno studio legale, in un annuncio dedicato alle separazioni, tra i titoli suggeriti c’era “Recupero crediti”, preso pari pari dal titolo di una pagina.

Quei titoli vanno cancellati a mano, e va spenta la creazione automatica dei testi. Se fai una professione con un codice deontologico vale il doppio: un titolo scritto da Google parla a nome tuo.

Interesse latente: il caso di una location per eventi

Un aperitivo al tramonto, su una terrazza vista mare. Qualcuno lo cerca su Google, certo. Ma tante persone non sapevano di volerci andare finché non l’hanno visto.

Per un beach club che organizza anche eventi privati ho lavorato su Meta Ads, con creatività che cambiavano con la stagione e un pubblico della zona. A giugno sono arrivate 419 richieste in un mese.

Rispondi in fretta, o il contatto si raffredda

Chi ti lascia il contatto da Instagram, un minuto prima stava guardando altro. L’interesse è al massimo in quel momento, poi torna alla sua giornata.

Prima di accendere Meta, quindi, chiediti chi risponderà a quei contatti, i lead, e in quanto tempo. La regola è semplice: prima li richiami, meglio è, e l’ideale è entro mezz’ora.

Lo so, non sempre si può. Uno studio piccolo non ha un ufficio commerciale, e un’azienda che riceve centinaia di richieste al mese fatica a stare dietro a tutte. In entrambi i casi aiuta un follow-up automatico, cioè dei messaggi che partono da soli appena arriva il contatto:

  • un messaggio WhatsApp automatico, che conferma alla persona che la sua richiesta è stata presa in carico e che la ricontatterai al più presto;
  • una welcome series via email, cioè una breve sequenza di email di benvenuto che presenta la tua attività, risponde alle domande più frequenti e tiene viva l’attenzione finché non la chiami.

Non sostituiscono la telefonata. Fanno in modo che, quando chiami, dall’altra parte ci sia ancora qualcuno che si ricorda di te.

Tieni fresco il materiale

Su Meta le stesse persone rivedono il tuo annuncio, e dopo un po’ smettono di guardarlo. Quante volte in media la stessa persona l’ha visto si chiama frequenza, ed è il numero che ti dice quando cambiare. Servono foto e video nuovi con regolarità: se oggi non hai materiale vero della tua attività, è il primo problema da risolvere, prima ancora del budget.

Le soglie di frequenza che uso te le spiego nella guida su come capire se le tue campagne Meta stanno funzionando.

E se le usassi tutte e due?

Per molte attività ha senso, ma una alla volta.

Prima ne scegli una e la fai girare finché non sai quanto ti costa un contatto e quanti ne trasformi in clienti. Poi aggiungi la seconda. Partire con due canali insieme e poco budget significa avere due prove a metà, e non sapere quale delle due sta funzionando.

Quando arriva il momento, le due si completano bene. Google raccoglie l’interesse diretto. Meta, oltre a far nascere quello latente, fa il retargeting: mostra di nuovo la tua attività a chi è già passato dal tuo sito e non ti ha ancora scritto.

Come capire se hai scelto bene

Dopo un paio di mesi la risposta te la danno i contatti veri, non i numeri della piattaforma.

Il controllo di fine mese

  1. Conta i contatti arrivati davvero: moduli nella casella email, messaggi, richieste nel gestionale dei contatti (CRM).
  2. Conta le telefonate. Si possono tracciare anche quelle: Google Ads, per esempio, può mostrare nell’annuncio e sul sito un suo numero di inoltro e contare le chiamate che arrivano da lì. Per chi ti chiama da altre strade, come la scheda Google o il passaparola, chiedi comunque “come ci ha conosciuto?” e segna la risposta.
  3. Confronta con quello che dichiara la piattaforma. Se i numeri non tornano, il costo per contatto che stai guardando è sbagliato.

Se vuoi capire da quale delle due partire per la tua attività, scrivimi e ne parliamo in call.

Intanto ripensa al tuo ultimo cliente. Ti ha cercato, o ti ha visto?